Dal micro appartamento, 25 mq calpestabili, al piano 52 di un condominio popolare di un quartiere immerso nell'oceano cementizio che è la grande metropoli, proveniva, da diverse dozzine di minuti, l'imperterrito scroscio di una doccia, sovrastato qua e là da canzonacce piratesche sconce e sbronze. Il giovane cantante godeva di ogni goccia, con la lingua in fuori cercava di immaginare il sapore dell'acqua del mare, non l’aveva mai toccata, odorata, nemmeno assaggiata. Del mare aveva esplorato solo il virtuale senza giungere mai a una riva reale. I condòmini, a colpi di rimbrotti urlati, ruppero il suo sognare: lui a sua volta ruppe gli indugi. A tentoni e seguendo percorsi raffazzonati, attraverso canyon in cemento armato, scollinamenti carrabili ad alta percorrenza e oscuri sottopassi, il giovane giunse, quasi senza produzione di CO2 alcuna se non la sua medesima di essere umano, all’agognata riva del mare, su una sconfinata spiaggia di polietilene, pvc, policarbonato e p...