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La Minuta #10

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Una giovane principessa giocava felice tra i prati, distese verdi costellate di fiori sotto un cielo azzurro del colore del mare. Tra un gioco e l'altro incappò in un principe che la convinse a giocare con lei. La principessa sulle prime fu molto felice, il principe era proprio carino, ma poi di gioco in gioco il principe mutò atteggiamento e lei ne fu molto spaventata, tanto che alla prima occasione fuggì singhiozzante versando lacrime che, scintillando alla luce della luna, sembravano stelle cadenti. Corse una notte intera, tra prati e boschi, e all'alba, ancora scossa, incappò in un orco. La bambina si fermò atterrita ma l'orco non fece e non disse nulla, la guardò dritta negli occhi e la sua espressione si fece triste. Rincuorata dall'empatia, tra un pianto e un singhiozzo, la principessa raccontò la sua storia, stando sempre a debita distanza. Parola dopo parola la paura divenne rabbia e la rabbia divenne tristezza, immancabile arrivò la stanchezza. Finito il racco...

La Minuta #9

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Il narratore aveva ricevuto in dono un aneddoto da un'altra persona, o dalla vita, poco importa. Era un aneddoto come pochi, colorato da toni cupi e  catastrofici che mutavano diventando poi allegri e solari, alla prima annusata profumava di tensione, di luoghi chiusi e anche un poco di merda, ma dandogli tempo esplodeva in uno sbuffo di autoironia e lieto fine. Portandolo all'orecchio si sentiva un crescendo di archi e ottoni che culminava poi in assolo concitato di batteria, per finire nella spensierata strimpellata di un banjo. A tirarlo fuori così, al momento giusto e per un soldo, il narratore ci avrebbe vissuto per un bel pezzo. Ma decise di giocarsela diversamente. Lo nutrì per bene, l'aneddoto crebbe, prima lentamente e poi un po’ più veloce, al ritmo di un pettegolezzo sussurrato divenne, in men che non si dica, un'epopea. Il narratore lo analizzò da più angolazioni, si rese conto che ora era troppo grande, ed era divenuto informe. Lo mise a dieta, l'epopea...

La Minuta #3

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Una pulzella di esile figura, indossando una rossa mantellina, nel bosco camminava senza paura, benché incombesse l’ora vespertina. Con il volto celato da un cappuccio Turbata non pareva da alcun cruccio Un cesto di cibo a sua nonna recava vecchiarda inferma, che già l’aspettava Ma tra le tenebre d’oscura selva Un grosso lupo attendeva in agguato Non aspettava che lei, quella belva, Che ben altri bimbi aveva ingoiato La fiera balzò di fronte alla piccina chiedendo “Chi sei tu, incauta piccolina?” E lei “Mi chiamano Cappuccetto Rosso!” E lui “Di te non rimarrà che un osso!” Ma un odore gli giunse noto al naso Dannazione, era sangue quel fetore! Quel mantello non era rosso a caso Lei ghignò e il lupo colse il proprio errore “Più d’una volta io fui già aggredita” Disse lei, con gaiezza ora svanita “Del sangue dei lupi ho il manto imporporato. Non hai più scampo ormai, verrai ammazzato.” E il lupo si voltò senza esitare Ma si arrestò, la coda era tirata da Cappuccetto, pronta a...