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La Minuta #12

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  Era un figlio d'arte. Gangster il padre, gangster la madre, gangster pure il nonno che a fine carriera aveva preso dimora in un pilastro di cemento armato. Era l’ultimo rampollo di una famiglia che aveva costruito un impero su una dialettica a base di affermazioni forti: pugni, mazze e colpi di pistola.  Si era deciso ad avviare un pesante rebranding dell’attività: voleva abbandonare i metodi violenti e sanguinari. Odiava le armi da fuoco, troppo impersonali e rumorose a suo avviso,  rompevano l’intimità tra intimidatore ed intimidito; avrebbe preferito le armi bianche, ma come fare per gli schizzi di sangue, firmamento rosso sul candido volto delle sue camicie preferite? Non le avrebbe lavate. La dialettica uscì dal suo stesso concetto di metafora e divenne dialettica pura, concreta arma di persuasione. La prima cavia del nuovo metodo fu un allibratore, si era intascato dei soldi non suoi, ma nelle sue tasche i soldi, non suoi, non c’erano. Ecco che suo malgrado divenn...
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  Dal micro appartamento, 25 mq calpestabili, al piano 52 di un condominio popolare di un quartiere immerso nell'oceano cementizio che è la grande metropoli, proveniva, da diverse dozzine di minuti, l'imperterrito scroscio di una doccia, sovrastato qua e là da canzonacce piratesche sconce e sbronze. Il giovane cantante godeva di ogni goccia, con la lingua in fuori cercava di immaginare il sapore dell'acqua del mare, non l’aveva mai toccata, odorata, nemmeno assaggiata. Del mare aveva esplorato solo il virtuale senza giungere mai a una riva reale. I condòmini, a colpi di rimbrotti urlati, ruppero il suo sognare: lui a sua volta ruppe gli indugi. A tentoni e seguendo percorsi raffazzonati, attraverso canyon in cemento armato, scollinamenti carrabili ad alta percorrenza e oscuri sottopassi, il giovane giunse, quasi senza produzione di CO2 alcuna se non la sua medesima di essere umano, all’agognata riva del mare, su una sconfinata spiaggia di polietilene, pvc, policarbonato e p...

La Minuta #5

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Il mare di notte era scosso e turbolento, le onde sembravano montagne. Il pescatore le osservò dal bassoverso l'alto ammirandone le cime imbiancate, poi sputò sulla banchina fradicia del porto. A carponi si calò sul pontile e poi nel peschereccio, e prese il mare. Il borbottío del motore della barca si perse nel frastuono della risacca, il battello si inerpicava tra un flutto e l'altro. Il pescatore sputò, arrampicandosi onda dopo onda. Le montagne pian piano divennero colline e poi increspature, il peschereccio raggiunse la quiete, il pescatore sputò. E gettò le reti.

La Minuta #4

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Il signorotto partì d'estate a girovagare per luoghi comuni e verificare se davvero fosse vero che tutto il mondo è paese, a quei tempi ci si divertiva con niente. Per aprir bocca e togliere ogni dubbio si caricò di frasi fatte, avrebbe acquistato anche della felicità, ma i soldi non danno la felicità, così li impiegò per risolvere un po' di problemi. Appassionato d'arte, di tanto in tanto si fermava a dipingere qualche immagine retorica e, di quando in quando, dove una volta era tutta campagna, col retino andava a catturare qualche locuzione verbale per la sua collezione. Purtroppo non c'erano più le mezze stagioni e passò dalle mezze maniche al capotto. Avrebbe voluto tornare a casa dolce casa, che non era assolutamente un albergo. Partì saltando i fossi per lungo ma non era più quello di una volta, e si rialzò fradicio: non è il caldo era l'umidità, pensò. Il signorotto andò quindi a teatro, lo spettacolo cominciò così bene che fu subito a metà dell'opera; i...

La Minuta #3

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Una pulzella di esile figura, indossando una rossa mantellina, nel bosco camminava senza paura, benché incombesse l’ora vespertina. Con il volto celato da un cappuccio Turbata non pareva da alcun cruccio Un cesto di cibo a sua nonna recava vecchiarda inferma, che già l’aspettava Ma tra le tenebre d’oscura selva Un grosso lupo attendeva in agguato Non aspettava che lei, quella belva, Che ben altri bimbi aveva ingoiato La fiera balzò di fronte alla piccina chiedendo “Chi sei tu, incauta piccolina?” E lei “Mi chiamano Cappuccetto Rosso!” E lui “Di te non rimarrà che un osso!” Ma un odore gli giunse noto al naso Dannazione, era sangue quel fetore! Quel mantello non era rosso a caso Lei ghignò e il lupo colse il proprio errore “Più d’una volta io fui già aggredita” Disse lei, con gaiezza ora svanita “Del sangue dei lupi ho il manto imporporato. Non hai più scampo ormai, verrai ammazzato.” E il lupo si voltò senza esitare Ma si arrestò, la coda era tirata da Cappuccetto, pronta a...